24) Schopenhauer. Sulla libert.
Per Schopenhauer la libert  legata all'essere e non al fare,
perch noi agiamo sempre in base a ci che siamo.
A. Schopenhauer, Libert del volere, I e Il mondo come volont e
rappresentazione, secondo, 25.

 La nostra via, come  facile comprendere, ci conduce a cercare
l'opera della nostra libert non pi nelle singole azioni che
compiamo, come fa il senso comune, ma nell'essere e nell'essenza
tutta (existentia et essentia) dell'uomo, la quale deve venire
considerata come il suo atto libero; dato che la facolt
conoscitiva  legata al tempo, allo spazio e alla causalit,
questo atto viene rappresentato in una molteplicit e pluralit di
azioni; ma queste azioni, appunto in virt dell'unit originaria
di quanto in esse viene rappresentato, debbono portare tutte lo
stesso carattere e perci apparire rigorosamente necessitate da
quei singoli motivi, dai quali vengono sollecitate e via via
determinate. E' questa la ragione per la quale il principio
`operari sequitur esse'  valido senza eccezioni nel mondo della
esperienza. Ogni ente agisce seguendo la sua propria natura, e la
sua attivit provocata da cause rivela appunto quella natura. Ogni
uomo opera in conformit con quello che , e la sua azione, cos
conforme, viene necessariamente determinata caso per caso solo da
motivi particolari. La libert, che non pu essere ritrovata nell'
operari, deve dunque risiedere nell' esse. In tutti i tempi si 
commesso l'errore fondamentale (ysteron proteron) di attribuire la
necessit all' esse e la libert all' operari. E' vero invece il
contrario: la libert risiede soltanto nell' esse; l' operari
deriva necessariamente dai motivi e dall' esse; e noi riconosciamo
quello che siamo sulla base di ci che facciamo. Questo , e non
gi il presunto liberum arbitrium indifferentiae, il fondamento
della responsabilit di cui abbiamo coscienza, e della tendenza
morale della vita. Tutto deriva da ci che una persona : ci che
fa, deriva da lei come un necessario corollario.
[...].
La necessit pi rigorosa, sincera ed eseguita con rigorosa
conseguenza, e la pi perfetta libert, innalzata sino
all'onnipotenza, dovrebbero cos trovarsi simultaneamente ed
insieme nella filosofia: ma questo potrebbe avvenire, senza
offendere la verit, solo se tutta la necessit viene collocata
nell' operare e nell' agire (operari), e se tutta la libert viene
posta nell' essere e nell' essenza (esse). Viene in tal modo
risolto un problema, che  vecchio come il mondo, in quanto sino
ad ora si  sempre proceduto in senso contrario al vero, si ,
cio, cercata la libert nell' operari e la necessit nell' esse.
Io dico invece: ogni essere, senza eccezione, opera con rigorosa
necessit, ma questo stesso essere esiste ed  ci che , a causa
della sua libert.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 693-694 e 696.
